Un manager aziendale o un imprenditore potrebbero fare questa richiesta:

“dimmi un motivo per il quale dovrei rivolgermi ad un business coach e affidarmi a lui, per una fase della mia attività o del mio business”

E’ una bellissima richiesta in quanto, se c’è una difficoltà, nel rispondere, non è certamente quella di trovare un motivo. Infatti, motivi ce ne sono molteplici; variano, naturalmente, da contesto a contesto, da azienda ad azienda, da mercato a mercato, da persona a persona.

Ma, fermo restando le peculiarità di ogni situazione, come dicevamo, i motivi per cui bisognerebbe fare questa scelta, spesso, se non sempre, sono tantissimi. Motivi che possiamo esplicitare, in termini di vantaggi.

E, dunque, tra i tanti, ci soffermiamo su 8 vantaggi, che derivano da questa scelta.

La scelta di confrontarsi con qualcuno che può esserci di aiuto.

1) Confrontarsi con chi è in posizione dissociata.

Un business coach, normalmente, è un professionista esterno all’azienda o, comunque, al business per il quale è stato chiamato.

Dunque, è una figura che non è coinvolto nei processi per i quali si sta cercando nuove soluzioni o che vivono particolari criticità.

Quando un business coach è chiamato ad intervenire, allora, è nella posizione di prendere visione della situazione, con un occhio esterno e non inquinato, come è quello, inevitabilmente, di chi è parte integrante del processo, come l’imprenditore o il manager a cui deve fare da coach.

Questo gli consente di avere una percezione d’insieme molto più pulita, di cogliere meccanismi che, magari, stanno sfuggendo al coachee oppure di vederli in un modo diverso e non distorto.

Dunque, un business coach, nella sua posizione dissociata, può ridare al coachee una visione più ampia e una corretta percezione di tutti i dettagli, anche nel loro corretto concatenarsi e susseguirsi.

2) Confrontarsi con chi non è coinvolto emotivamente.

Il fatto di essere in una posizione dissociata non conferisce, al business coach, solo una posizione avvantaggiata, per cogliere il reale stato della situazione, per la quale è ingaggiato, ma gli permette, anche, di non essere emotivamente coinvolto.

Un imprenditore, magari innamorato della propria azienda e del proprio business, per come lo ha concepito, o un manager, incastrato nelle relazioni interpersonali che si sviluppano nel tempo, stando all’interno di uno stesso contesto inevitabilmente, nelle valutazioni e nelle scelte, devono fare i conti con questo tipo di coinvolgimento emotivo.

Questo li rende, per forza di cose, il più delle volte, meno lucidi e più soggetti a fare scelte “di pancia”, piuttosto che scelte funzionali al momento e alle reali esigenze.

Un business coach, nella sua posizione dissociata, non è coinvolto.

E, dunque, nella sua posizione non inquinata, può accompagnare il coachee, in scelte non influenzate dall’impatto emotivo, che non lo riguarda.

3) Confrontarsi con qualcuno che può spostare il mio focus.

Ogni persona, ogni professionista, ha un certo mindset.

E’ difficile dare una definizione di mindset ma, se volessimo tentare, potremmo dire che è l’assetto complessivo della nostra mente, rispetto alle situazioni che vive. Essendo un assetto complessivo, dunque, il mindset è dato da molti elementi che danno, ognuno, il proprio “contributo” alla rappresentazione delle situazioni e alle conseguenti scelte.

I principali elementi, che concorrono a formare il mindset di ognuno, saranno oggetto dei prossimi punti, relativi ai vantaggi dello scegliere un business coach.

Il primo elemento che prendiamo in considerazione è il “focus”.

Nello studio del mindset, il focus non è inteso in termini motivazionali; in questo caso, per focus si intende l’insieme di elementi su cui, di default, ogni persona mette la propria attenzione, in ogni situazione.

Ognuno di noi, quando si trova in un particolare contesto, poiché non può dare attenzione a tutti gli elementi, che concorrono a comporre detto contesto, ne selezionano solo alcuni. Gli elementi selezionati sono, appunto, quelli oggetto del focus di ognuno. Il punto a cui bisogna prestare particolarmente attenzione è il fatto che, essendo l’essere umano, un animale abitudinario, in automatico, in ogni situazione ognuno di noi pone il focus su elementi con cui ha familiarità.

E’ come se un fotografo faccia tutte le foto, usando sempre lo stesso filtro, a prescindere dal soggetto che sta inquadrando o dalla situazione o da altri elementi contingenti.

Un business coach, nel suo ruolo di guida, aiuta il coachee a cambiare filtro, a spostare il focus e a cogliere elementi che, in automatico, non avrebbe preso o non prenderebbe in considerazione. Questo può determinare una grande differenza.

4) Confrontarsi con qualcuno che può mettere in dubbio credenze limitanti e favorire l’acquisizione di credenze potenzianti.

Alla fine, quello che conta, non è come stanno realmente le cose, ma come crediamo che stiano. E’ un fatto che riguarda ognuno di noi.

Tutto quello che decidiamo, tutto quello che facciamo, dipende dalle nostre convinzioni.

Ecco perché, a volte facciamo scelte giuste, a volte sbagliate.

Se ognuno avesse la contezza di come è fatta la realtà, una specie di oggettività inderogabile, nessuno farebbe scelte sbagliate. Quando il coach si mette all’opera, è ben consapevole che, una delle prime cose che dovrà fare, è appurare quali siano le convinzioni del proprio coachee e quali di queste siano funzionali quali, invece, disfunzionali o, quantomeno, limitanti.

Uno dei vantaggi, che derivano dal rivolgersi ad un business coach, è quello di aumentare la propria consapevolezza sulle proprie convinzioni, per poter rafforzare quelle che aiutano e liberarsi di quelle che, invece, non stanno facilitando le giuste scelte.

5) Confrontarsi con qualcuno che fa riflettere sul proprio allineamento valoriale

Vale quello che si è detto, al punto precedente. Ognuno di noi ha un sistema valoriale che, inevitabilmente, impatta sulla rappresentazione delle situazioni e sui comportamenti che ne conseguono.

Due imprenditori o due manager, a parità di situazioni, faranno valutazioni e scelte differenti, derivanti ognuna dalla mappa valoriale, nella quale si muovono.

Il ruolo del coach, in questo caso, non è quello di disinstallare i valori che contrastano con le scelte; un valore è una specie di super credenza, così radicata che, a differenza di una semplice convinzione, non si abbandona, se non di fronte ad eventi fortemente traumatici.

Il ruolo del coach, allora, è semplicemente aumentare la consapevolezza del coachee, sulla propria scala valoriale, per metterlo nelle condizioni di fare scelte che siano ecologiche, rispetto a tale scala o, nei casi più estremi, nel generargli la consapevolezza che le scelte, che sta facendo, siano fortemente in contrasto, con detta mappa valoriale.

Anzi, il coachee può addirittura rendersi conto che le problematiche, che sta vivendo, dipendono proprio da questo disallineamento, tra il proprio assetto valoriale e le scelte intraprese.

6) Confrontarsi con qualcuno che può farlo riflettere sui criteri su cui valuta le persone con cui a che fare.

Quello che si delinea, con sempre più cristallina nettezza, è il fatto che quello che conta è la rappresentazione e le conseguenti valutazioni soggettive.

L’oggettività, se esiste, è irrilevante.

E questo vale anche nell’interazione con le persone e, per stare al mondo del business, al mondo con cui imprenditori e manager si relazionano con le altre persone, che siano colleghi, collaboratori, competitors, clienti.

Questo attiene, sia al modo in cui interagiscono con l’altro, in quanto persona, sia in quanto ruolo, all’interno del contesto. La soggettività può portare a valutazioni distorte o penalizzanti, degli altri, proprio sulla base della propria mappa complessiva, in termini di credenze, valori e focus.

Il coach, nella sua azione di orientamento, porta il cochee a cambiare filtri, ad aumentare il focus su alcuni aspetti o, al contrario, a cogliere la persona più nel suo insieme, con conseguente possibile aumento delle potenzialità, sia della relazione, sia dell’utilizzo delle qualità dell’interlocutore (o degli interlocutori), con enorme vantaggio, in termini di crescita o di soluzione delle criticità.

7) Confrontarsi con qualcuno che può farlo riflettere sull’utilizzo degli strumenti/strutture/tecnologie a disposizione

Rapportarsi con i supporti, con le strutture, con la tecnologia che, ogni giorno, ad una velocità siderale, genera aggiornamenti, non è questione semplice, per l’essere umano. Usare elementi di ausilio, significa apprenderne il funzionamento, arrivare ad utilizzarlo in automatico, cioè in un modo per cui, avvantaggiandosene utilizzandoli, costi meno sforzo del fare in modo diverso. Il dato di fatto, su cui si può concordare, è che, di tutti gli strumenti o tecnologie o strutture che abbiamo a disposizione, ne utilizziamo una minima parte oppure li utilizziamo non al meglio di come si potrebbe.

Allora, un business coach può aiutare il cochee ad aumentare la propria consapevolezza sugli strumenti che ha a disposizione, magari modificandone l’utilizzo oppure aumentandolo, con enormi saliti di qualità, in ogni situazione.

8) Confrontarsi con qualcuno che può aiutarlo a misurarsi meglio, con l’elemento “tempo”

Un’ora può durare un “attimo” se ci stiamo divertendo, può durare un’eternità, se ci stiamo annoiando o siamo in una situazione che vorremmo terminasse al più presto. Se siete tifosi e state seguendo un’importante partita della vostra squadra, immaginando che mancano 20 minuti alla fine, potete constatare, facilmente, che questi 20 minuti tenderanno a volare, se la vostra squadra è in svantaggio e deve recuperare, tenderanno a non passare mai, invece, se è in vantaggio e si sta difendendo alacremente, per portare a casa la vittoria. E’ solo uno dei tantissimi esempi, di come il tempo, che sembra essere uno degli elementi più oggettivi, con cui abbiamo a che fare, sia tanto o poco, a seconda delle situazioni. Ma esso cambia anche in funzione delle persone e delle proprie attitudini, anche in funzione della propria genetica. Per esempio, è stato scoperto che le persone si dividono in due categorie: i gufi e le allodole. I gufi sono quelli che danno il meglio, man mano che la giornata passa e si va verso la sera o, addirittura, la notte. La mattina, alcuni sono più vicino allo stato di “vegetale”. Al contrario, le allodole sono coloro i quali, il sole sta ancora sorgendo e già sono pimpanti e pronti a dare il meglio di sé; ma verso l’imbrunire cominciano a spegnersi, fino ad arrivare completamente privi di energie, quando il sole è andato a dormire. Ecco, un bravo business coach porta consapevolezza, nel cochee, sul suo rapporto con il tempo. E il tempo, spesso, più che la correttezza delle scelte, fa la differenza, tra chi vince e chi perde.

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